Commissione Attività produttive (X) – Audizione della Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, sulle linee programmatiche del suo dicastero in materia di ricerca applicata, del 13 dicembre 2022– Sintesi diretta web
La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha illustrato le linee programmatiche in tema di ricerca applicata.
In premessa ha detto che il Ministero dell’Università e della Ricerca deve essere autonomo ed è “il Ministero del futuro”, un’opportunità di crescita e sviluppo dovuta anche grazie al PNRR fino al 2026. Ha precisato che dopo questa data bisogna continuare a sostenere e a finanziare le attività del Ministero altrimenti significherebbe tornare indietro: servono riforme strutturali per l’efficienza e la competitività dell’intero sistema Paese.
Ha detto che le iniziative di competenza del Ministero dell’università e della ricerca beneficiano di 11,73 miliardi di euro dal PNRR e, di questi, 9,09 miliardi sono stati destinati a investimenti in materia di ricerca e innovazione. Si tratta di risorse ingenti che devono essere utilizzate per migliorare lo sviluppo della ricerca scientifica.
Ha detto infatti che Nel 2021 la spesa in ricerca e sviluppo era pari a poco meno dell’1.5% del PIL, un dato ancora distante dalla media europea, che supera il 2%. A comporre la spesa, stando ai dati Eurostat disponibili per il 2020, è lo 0,93% della spesa privata e lo 0,57% di quella pubblica. Il livello di cooperazione tra settore pubblico e settore privato è sotto i livelli medi europei e rappresenta uno dei principali colli di bottiglia del sistema di innovazione nazionale, nonostante la grande capacità dei ricercatori italiani, evidenziata anche dalle pubblicazioni scientifiche. Il ritardo italiano si esprime su un tema centrale, come quello dei dottorati di ricerca: chi ha ottenuto un dottorato di ricerca in Italia ha i più alti tassi di occupazione, pari al 90,9%, tuttavia, nel nostro Paese solo una persona su 1000 tra i 25 e i 34 anni ha completato il percorso di dottorato. Siamo sotto la media europea che è dell’1,5 per 1000, e molto al di sotto di quella tedesca del 2. Non solo: ogni anno il 20% dei dottori di ricerca, uno su cinque, si trasferisce all’estero. Il risultato è un’inaccettabile dispersione delle competenze e del potenziale innovativo dell’Italia.
Alla luce di questi dati, è essenziale per l’Italia, da un lato, un investimento generale nella ricerca e nell’innovazione, ma, allo stesso tempo, un’attenzione mirata per sviluppare quella capacità di fare rete che troppo spesso ci è mancata e per abbattere le molte barriere che ancora vi sono tra ricerca e impresa. La Ministra ha detto che il PNRR ha posto le fondamenta per un ecosistema nazionale all’altezza delle grandi sfide internazionali, che determineranno il livello nelle catene del valore che l’Italia occuperà nei prossimi decenni e, quindi, il livello di benessere che sapremo garantire ai nostri cittadini.
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