Salute cerebrale: il pilastro mancante della competitività e dell’economia del benessere in Europa.

19.03.2026

Questa settimana si celebra la Settimana della consapevolezza sul cervello (16-22 marzo), dedicata ad accrescere la consapevolezza pubblica sui progressi e i benefici della ricerca sul cervello. Mentre i leader del settore sanitario e i responsabili politici si riuniscono al Parlamento europeo per la Giornata della salute del cervello, l’attenzione si concentra su una realtà sconcertante: per i milioni di europei che affrontano quotidianamente le sfide dei disturbi cerebrali, ogni mese trascorso in una situazione di stallo legislativo si traduce in un mese di cure rimandate e innovazione bloccata. Affinché l’Europa possa riconquistare il suo vantaggio competitivo a livello globale e raggiungere una stabilità a lungo termine, è essenziale il passaggio da un approccio frammentato a una strategia unificata dell’UE per il cervello.

Salute cerebrale e economia del benessere

In tutta Europa si sta verificando un cambiamento fondamentale nel modo in cui vengono definiti la crescita economica e il successo. L’attenzione tradizionale al PIL sta cedendo il passo al concetto di “economia del benessere”, un quadro che riconosce il benessere umano e sociale come motore primario della crescita economica sostenibile. Il PIL, pur nella sua utilità, non riesce a cogliere la qualità delle relazioni o la resilienza delle comunità. È necessaria una prospettiva più completa.

I recenti dati sulla salute mentale rendono innegabile l’urgenza della situazione. Tra il 2015 e il 2023, i casi di ansia nell’UE sono aumentati del 43,9% e quelli di depressione del 22,3%.¹ I disturbi mentali colpiscono ora circa il 16,5% della popolazione dell’UE e del Regno Unito nel suo complesso.² Queste cifre rappresentano una quota sostanziale e crescente della popolazione europea in età lavorativa, ponendo una sfida diretta alla resilienza economica a lungo termine del continente. Le discussioni in occasione della Settimana della consapevolezza sul cervello portano questa sfida in primo piano, rendendo le decisioni che si stanno finalizzando nell’ambito delle principali iniziative politiche dell’UE – dai programmi di finanziamento (ad esempio, il 10 ° Programma quadro (FP10)) ai quadri normativi (ad esempio, lo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS)) – di grande importanza.

Le ragioni economiche a favore di un’azione intersettoriale.

Il solo onere economico dei disturbi mentali e neurologici in Europa supera i 900 miliardi di euro all’anno, tra spese dirette per l’assistenza sanitaria, previdenza sociale e perdite di produttività. 2 , 3 Tuttavia, la ricerca dimostra che ogni euro investito nella salute mentale ne genera 4,5 di ritorno. Pertanto, la necessità di un’azione coordinata e intersettoriale non è mai stata così impellente. 2

Per sbloccare questo ritorno, l’Unione Europea sta attualmente sviluppando e implementando diversi strumenti politici chiave che devono operare in sinergia. L’EU Biotech Act fornisce il quadro necessario per riconoscere la ricerca sul cervello e le biotecnologie come settori strategici, offrendo la stabilità in materia di proprietà intellettuale e investimenti di cui la ricerca e sviluppo a lungo termine e ad alto rischio ha bisogno. Parallelamente, l’EHDS può sfruttare l’utilizzo di dati del mondo reale e consentire una progettazione più efficiente degli studi clinici, creando un percorso più rapido e incentrato sul paziente dall’innovazione all’accesso.

Allo stesso tempo, la salute del cervello deve essere riconosciuta come priorità strategica all’interno del Decimo Programma Quadro (FP10), il principale strumento di finanziamento della ricerca scientifica dell’UE. Tuttavia, gli obiettivi di ricerca diventano operativi solo se supportati dal Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), il bilancio settennale dell’UE. Una linea di bilancio dedicata all’interno del QFP è essenziale per trasformare il Piano di Coordinamento Europeo da un obiettivo ambizioso in una realtà concreta. Le decisioni che verranno prese su questi fronti nei prossimi mesi potrebbero plasmare il futuro della ricerca sulla salute del cervello per un’intera generazione.

Invertire il declino della competitività europea

Colmare il divario tra innovazione e accesso dei pazienti richiede di affrontare la frammentazione strutturale che attualmente caratterizza il panorama sanitario europeo. Oggi, un’azienda che opera in tutta l’UE deve destreggiarsi tra una serie di requisiti diversi in materia di prezzi, documentazione e pratiche amministrative: una moltiplicazione degli sforzi che può ritardare l’accesso e sottrarre risorse preziose alla ricerca e sviluppo. L’impatto di questa frammentazione è visibile anche nella fase di ricerca: la quota globale di studi clinici sponsorizzati dall’industria nell’UE è scesa dal 22% al solo 12% nell’ultimo decennio.⁴

Il Piano di coordinamento europeo per il cervello, promosso durante la Settimana della consapevolezza sul cervello, affronta direttamente queste sfide. Fungendo da piano unificato di cui l’Europa ha bisogno, mira a eliminare le attuali compartimentazioni. Le patologie mentali e neurologiche condividono meccanismi sovrapposti e relazioni bidirezionali; ad esempio, la depressione e l’epilessia aumentano entrambe il rischio di sviluppare l’altra, eppure i percorsi di cura e ricerca continuano a trattarle in modo isolato.<sup> 1</sup> Questo piano unificato semplificherebbe le procedure normative, ridurrebbe i tempi delle sperimentazioni cliniche e garantirebbe un autentico approccio “Salute del cervello in tutte le politiche” in tutte le istituzioni dell’UE.

Dal dialogo all’azione concreta

Le discussioni in corso questa settimana al Parlamento europeo rappresentano un passo importante verso un’Europa più resiliente. Gli obiettivi della Missione per la salute del cervello, volti a ridurre la frammentazione e a promuovere l’innovazione, forniscono il quadro di riferimento; ciò che ora serve è l’impegno politico necessario. La coerenza tra il bilancio (Quadro finanziario pluriennale), gli obiettivi di ricerca (10° Programma quadro) e il quadro normativo (Legge sulle biotecnologie e Direttiva europea sulla salute e la salute) è l’unico modo per garantire che l’Europa rimanga un polo globale per l’innovazione. Per i 179 milioni di europei che convivono con disturbi cerebrali, il costo del ritardo non è astratto, ma si misura in anni, in carriere e in vite umane.

 

Agnese Cattaneo è il CMO di Angelini Pharma

 

Riferimenti:

1 OCSE. Health at a Glance 2023. Disponibile all’indirizzo: https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2023/11/health-at-a-glance-2023_e04f8239/7a7afb35-en.pdf . Consultato a marzo 2026.

2 OCSE. Menti più qualificate, lavori più qualificati. Disponibile all’indirizzo: https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2021/11/fitter-minds-fitter-jobs_81033d43/a0815d0f-en.pdf . Consultato a marzo 2026.

3 Parlamento europeo. Rafforzare la salute del cervello: raccomandazioni politiche per affrontare il crescente numero di malattie neurologiche. Disponibile all’indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2026/780418/ECTI_BRI(2026)780418_EN.pdf . Consultato a marzo 2026.

4 IQVIA per EFPIA e Vaccines Europe. Valutazione dell’ecosistema delle sperimentazioni cliniche in Europa. Disponibile all’indirizzo: https://www.efpia.eu/media/3edpooqp/assessing-the-clinical-trial-ecosystem-in-europe.pdf . Consultato a marzo 2026.

5 Steinmetz JD, Seeher KM, Schiess N, et al., Carico globale, regionale e nazionale dei disturbi che colpiscono il sistema nervoso, 1990-2021: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease 2021. The Lancet Neurology. 1 aprile 2024;23(4):344-81.

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