Come il CESE vuole che l’intelligenza artificiale migliori la vita lavorativa in Europa
Nella sua sessione plenaria di marzo 2026, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere esplorativo su come l’intelligenza artificiale e la gestione algoritmica stiano rimodellando il mondo del lavoro in tutta Europa. Basandosi sul consolidato impegno del Comitato in materia di politiche sociali e dell’occupazione, il parere delinea una tabella di marcia per garantire che l’IA rafforzi i diritti dei lavoratori, migliori la qualità del lavoro e sostenga una trasformazione digitale equa, competitiva e inclusiva (link alla notizia)
Il CESE ha lanciato un messaggio chiaro: l’intelligenza artificiale dovrebbe rendere il lavoro in Europa più sicuro, più equo e più gratificante. Nel suo parere recentemente adottato sulla qualità dell’occupazione e delle condizioni di lavoro , il Comitato illustra come l’IA possa supportare le persone, non sostituirle o minarne il lavoro.
Prima della votazione sull’adozione, la relatrice Nicoletta Merlo ha colto l’essenza di questa visione, affermando:
«Abbiamo bisogno di un’IA trasparente, di un uso responsabile dei dati e del coinvolgimento dei lavoratori per affrontare rischi come la riduzione dell’autonomia», ha affermato, aggiungendo che «il dialogo sociale è fondamentale per conciliare innovazione e diritti dei lavoratori » .
L’intelligenza artificiale come strumento per lavori più sicuri e migliori
Il CESE sottolinea che l’intelligenza artificiale può trasformare in meglio la vita lavorativa se sviluppata e implementata ponendo al centro i diritti delle persone. Dalla prevenzione degli infortuni sul lavoro alla riduzione delle mansioni ripetitive o pericolose, l’IA offre nuove possibilità per tutelare la salute dei lavoratori e migliorare le condizioni quotidiane. Il parere evidenzia che questi benefici si concretizzano solo se la tecnologia rispetta il principio del controllo umano e contribuisce alla sostenibilità economica, sociale e ambientale.
I sistemi di intelligenza artificiale ben progettati possono aiutare le aziende e i lavoratori a organizzare il proprio tempo in modo più efficace. Il Comitato osserva che gli strumenti digitali possono aprire le porte a un migliore equilibrio tra vita professionale e privata, a una maggiore flessibilità e a una pianificazione più agevole per i lavoratori. Affinché ciò funzioni, le aziende devono avere la capacità di gestire le nuove tecnologie e i lavoratori devono essere coinvolti fin dalle prime fasi del processo. Il parere sottolinea che produttività e buone condizioni di lavoro vanno di pari passo: il progresso tecnologico dovrebbe rafforzare entrambe.
Comprendere le competenze necessarie per il futuro
L’intelligenza artificiale sta rimodellando il mercato del lavoro europeo e il CESE intravede un grande potenziale nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per comprendere quali competenze saranno necessarie in futuro. Queste informazioni possono rendere i sistemi di formazione più efficaci e aiutare i lavoratori ad affrontare i cambiamenti nelle loro professioni. L’alfabetizzazione digitale, la capacità di risolvere problemi e le competenze sociali rimangono essenziali. La riqualificazione e l’apprendimento permanente, sostiene il Comitato, sono garanzie fondamentali per assicurare che tutti possano beneficiare della transizione digitale.
Al contempo, il parere evidenzia i chiari rischi derivanti dall’introduzione dell’IA senza adeguate garanzie. I lavoratori potrebbero trovarsi ad affrontare carichi di lavoro più intensi, una ridotta autonomia o nuove forme di stress legate al monitoraggio costante o a decisioni automatizzate poco trasparenti.
Il CESE insiste sul fatto che questi rischi rientrano pienamente negli obblighi dei datori di lavoro ai sensi della legislazione UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro e devono essere affrontati in modo sistematico, anche attraverso approcci sensibili alle questioni di genere e protezioni contro tutte le forme di molestia, comprese quelle digitali.
Trasparenza, equità e sistemi affidabili
I sistemi di intelligenza artificiale che influenzano il mondo del lavoro devono essere trasparenti e comprensibili. I lavoratori hanno il diritto di capire come vengono prese le decisioni che riguardano la loro carriera e di contestarle quando necessario. Il CESE avverte che gli algoritmi distorti o discriminatori possono consolidare le disuguaglianze, ma osserva anche che un’IA ben progettata può contribuire a identificare e ridurre le discriminazioni già esistenti. La fiducia cresce quando i sistemi sono aperti, equi e responsabili.
La gestione algoritmica si basa spesso su un’ampia raccolta di dati. Il parere raccomanda di porre limiti rigorosi per garantire che il monitoraggio rimanga proporzionato e rispetti la dignità dei lavoratori. Il tracciamento emotivo, la sorveglianza biometrica o l’utilizzo dei dati per scopi diversi da quelli previsti dovrebbero essere rigorosamente limitati.
Misure di sicurezza chiare e una comunicazione aperta sono essenziali per mantenere la fiducia in un ambiente di lavoro sempre più digitale.
Un ruolo importante per il dialogo sociale
Uno dei messaggi più forti del parere è la centralità del dialogo sociale. Il CESE dimostra che il coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti fin dalle prime fasi porta a risultati migliori, a un’implementazione più agevole e a una maggiore accettazione degli strumenti di intelligenza artificiale. In tutta Europa esistono già esempi in cui sindacati, datori di lavoro e lavoratori negoziano le modalità di introduzione della tecnologia, l’utilizzo dei dati e la tutela dei diritti. Questi approcci contribuiscono a rendere l’innovazione digitale equa e sostenibile.
Le piccole e microimprese costituiscono la spina dorsale dell’economia dell’UE, ma spesso incontrano maggiori ostacoli nell’adozione dell’IA. Il parere auspica misure di sostegno per aiutarle a orientarsi tra tecnologie complesse senza aumentare le disuguaglianze tra grandi e piccole imprese. Il CESE sottolinea inoltre l’importanza di affrontare le dimensioni di genere, generazionali e della disabilità, garantendo che l’IA contribuisca all’inclusione anziché ampliare le disparità.
Verso un futuro digitale incentrato sull’essere umano
Con questo parere, il CESE delinea una visione chiara: la transizione digitale europea dovrebbe rafforzare i diritti dei lavoratori, incrementare la resilienza economica e migliorare la qualità del lavoro. L’intelligenza artificiale può generare notevoli vantaggi in termini di produttività e benessere, ma solo se la sua attuazione è trasparente, inclusiva e saldamente ancorata al dialogo sociale.
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