Al Senato è stata presentata l’interrogazione a risposta scritta n. 4-03499 a firma del Sen. Matera (FdI) del 29 ottobre 2026, in merito alla soppressione del carnet smart di Trenitalia e impatti sui pendolari del Mezzogiorno.
Premesso che:
da notizie di stampa e dalle reiterate denunce provenienti dai comitati dei viaggiatori e dalle associazioni degli utenti, si apprende della decisione assunta da Trenitalia S.p.A. di sopprimere, a far data dal prossimo 1° novembre 2026, la soluzione commerciale denominata “carnet smart”, destinata ai servizi Frecciarossa e Frecciargento;
la formula tariffaria, strutturata sull’acquisto di 10 corse nell’arco di 30 giorni con una sensibile riduzione rispetto al prezzo ordinario e un’ampia flessibilità nei cambi di prenotazione, è stata espressamente introdotta per recepire i mutati assetti del mercato del lavoro a seguito dell’estensione del lavoro agile, intercettando le esigenze di decine di migliaia di professionisti, lavoratori dipendenti e funzionari pubblici che operano “in modalità mista”;
proprio in un’ottica di contrasto allo spopolamento delle province e dei centri del Centrosud, la combinazione tra lavoro agile e carnet flessibile ha consentito a migliaia di lavoratori di recarsi a Roma senza sostenere costi irragionevoli, rendendo economicamente sostenibile la scelta di continuare a vivere, spendere e radicare la propria famiglia nei territori d’origine anziché essere costretti a trasferirsi nella capitale;
la soppressione colpisce in modo particolarmente grave i bacini pendolari del Mezzogiorno gravitanti su Roma, in primo luogo le direttrici Napoli-Roma, Caserta-Roma, Benevento-Roma e Salerno-Roma, lungo le quali l’offerta garantiva un costo a singola tratta oscillante tra i 12,90 e i 14,90 euro in seconda classe, consentendo una spesa mensile sostenibile e parametrata all’effettivo numero di rientri in sede;
il venir meno dell’agevolazione costringe gli utenti a subire aumenti insostenibili, dovendo scegliere tra l’acquisto a tariffa piena di singoli biglietti a prezzo dinamico o la sottoscrizione di abbonamenti mensili ordinari, il cui costo, già fissato a 338 euro mensili per la tratta standard Napoli-Roma, cui si aggiunge il “balzello” di 2 euro per ciascuna prenotazione, risulta manifestamente sproporzionato rispetto a chi si reca in ufficio soltanto per 2 o 3 giornate settimanali;
questa repentina rimodulazione ha determinato una diffusa mobilitazione dell’utenza pendolare, con la presentazione di esposti all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e all’Autorità di regolazione dei trasporti, nonché con il ricorso a petizioni popolari volte a contestare un aggravio economico che finisce per vanificare i benefici del pendolarismo ad alta velocità, spingendo parte dell’utenza verso l’utilizzo del mezzo privato con evidenti ricadute sull’impatto ambientale;
l’impostazione commerciale denunciata appare in netto contrasto con le linee programmatiche volte a incentivare la mobilità sostenibile su ferro e la coesione territoriale, penalizzando fasce produttive e famiglie già duramente provate dall’incremento del costo della vita, in un contesto in cui il vettore ferroviario a capitale interamente pubblico dovrebbe garantire l’effettiva accessibilità dei collegamenti interregionali,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia informato della soppressione dell’offerta commerciale e quali siano le valutazioni di competenza circa le ripercussioni economiche e sociali che la determinazione comporta a danno dei lavoratori pendolari, segnatamente lungo le tratte che collegano la Campania al nodo di Roma;
se non ritenga urgente intervenire, nell’ambito delle proprie prerogative di indirizzo e vigilanza, nei confronti dei vertici del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e di Trenitalia, al fine di verificare la congruità di questa scelta tariffaria e sollecitare il mantenimento, ovvero l’immediata reintroduzione, di formule flessibili ed economicamente accessibili dedicate ai lavoratori in regime di lavoro agile;
quali iniziative intenda promuovere, d’intesa con l’Autorità di regolazione dei trasporti, per assicurare una costante tutela dei diritti dei pendolari dell’alta velocità e impedire che le politiche tariffarie si traducano in un ingiustificato disincentivo all’uso del trasporto ferroviario interregionale.
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