Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia – Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione – Sophie Wilmès (Renew)

La revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia[1] rientra negli sforzi dell’UE volti a realizzare l’obiettivo di un parco immobiliare europeo a emissioni zero.

Sebbene tale obiettivo sia coerente con gli impegni dell’UE in materia di clima, la capacità di conseguirlo solleva interrogativi importanti, in particolare alla luce della diversità del parco immobiliare nei singoli Stati membri.

Esiste il rischio di uno scollamento tra tale obiettivo e gli sforzi necessari per raggiungerlo, il che potrebbe compromettere il sostegno dei portatori di interessi e, in ultima analisi, il conseguimento dell’obiettivo.

Alla luce di quanto precede:

  • 1.Intende la Commissione istituire meccanismi di monitoraggio e valutazione più solidi per valutare l’effettiva fattibilità e attuazione dei percorsi nazionali di ristrutturazione nell’ambito della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia e, sulla base del ricorso a tali meccanismi rafforzati, intende la Commissione prevedere una revisione mirata della citata direttiva o, in ogni caso, intende mantenere la direttiva nella sua forma attuale, al fine di preservare l’allineamento agli obiettivi climatici?
  • 2.Prevede la Commissione di introdurre una maggiore flessibilità operativa o meccanismi di adattamento specifici per paese al fine di tenere conto delle disparità strutturali tra i parchi immobiliari nazionali e le capacità di investimento?
  • 3.In che modo intende la Commissione garantire che il percorso di investimento previsto dalla direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia continui a essere sostenibile sul piano finanziario e accettabile sul piano sociale, in particolare per quanto riguarda la capacità degli Stati membri di sostenere le famiglie vulnerabili in condizioni di povertà energetica?

 

Risposta Commissione europea

Ai sensi della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia[1], gli Stati membri sono tenuti a riesaminare periodicamente l’attuazione dei requisiti minimi di prestazione energetica nonché a preparare e riesaminare periodicamente i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, comprese le traiettorie di ristrutturazione. La direttiva impone alla Commissione di effettuare un riesame entro la fine del 2028, valutando anche se la sua applicazione, in combinazione con altri strumenti legislativi, consenta di compiere progressi sufficienti verso un parco immobiliare completamente decarbonizzato entro il 2050.

La direttiva prevede già ampie flessibilità, consentendo agli Stati membri di adattare le misure al contesto nazionale specifico, anche consentendo esenzioni che possono essere giustificate da una valutazione sfavorevole dei costi-benefici.

Essa obbliga tuttavia gli Stati membri a predisporre misure finanziarie e assistenza tecnica adeguate, in particolare per le famiglie vulnerabili. La relazione della Commissione del marzo 2026 sul finanziamento dell’efficienza energetica[2] promuove un maggiore ricorso a strumenti finanziari e soluzioni di finanziamento misto, mentre la raccomandazione sullo sblocco degli investimenti privati[3] propone regimi di finanziamento innovativi. Il Fondo sociale per il clima[4] sostiene le famiglie vulnerabili, comprese quelle in condizioni di povertà energetica. Gli Stati membri devono inoltre utilizzare i proventi delle aste nazionali per misure in materia di clima o di energia, compresa la decarbonizzazione degli edifici, con una priorità per gli aspetti sociali.

Condividi questo contenuto

Parlamento Europeo

parlamento europeo immagine di anteprima

Parlamento italiano

parlamento italiano immagine di anteprima

Tematiche